Cascina. Premio “Mons. Icilio Felici”

mar 24th, 2018 | By | Category: Cultura

Sabato 17 Febbraio 2018 si è svolta presso la gipsoteca comunale di Cascina la cerimonia di conferimento del premio Felici: l’annuale appuntamento promosso dal Foto_3_001serra Club di Cascina con l’obbiettivo di mantenere viva la memoria di mons. Icilio Felici, eminente sacerdote e scrittore della diocesi di Pisa già pievano di San Casciano di Cascina, successivamente Rettore della chiesa dei Cavalieri di Santo Stefano in Pisa e primo direttore del settimanale diocesano VitaNova.

Di lui, l’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto ha scritto: “Uomo e sacerdote, scrittore e ministro di Dio che ha lasciato segni profondi nella vita di tante persone e nella storia della Chiesa pisana e che ancora è capace di suscitare commozione e sentimenti forti in chi rilegge i suoi libri dalle pagine ingiallite ma estremamente vive per i messaggi che trasmettono e che manifestano la perenne giovinezza dei valori di riferimento nutriti dalla fede cristiana ed ancorati profondamente nel cuore e nella vita dell’uomo di ogni epoca”.

La cerimonia ha visto la partecipazione del Vice Sindaco del Comune di Cascina Dr. Dario Rollo e dell’assessore alla cultura dello stesso Comune Dr. Luca Nannipieri, i quali, ricordando come per la prima volta il comune abbia dato il proprio patrocinio alla iniziativa, hanno sottolineato il rilievo del premio in grado di arricchire la proposta culturale che l’Amministrazione comunale intende offrire alla comunità cascinese.  Il Vicesindaco ha poi tratteggiato la figura di mons. Felici mettendone in risalto la figura di sacerdote animata da una accorata attività pastorale non disgiunta da un impegno civile che gli è valso nel 1960 il riconoscimento presidenziale di Commendatore al Merito della Repubblica. Il tutto accompagnato da una valente produzione letteraria chiaramente ispirata ai valori fondanti della nostra società.Foto_3_000

La cerimonia di premiazione, guidata dal presidente del Serra Club di Cascina, Dr. Maurizio Macchi, è stata anche l’occasione per presentare la ristampa di una tra le opere più significative di Icilio Felici: il romanzo “L’amico” di cui la professoressa Donatella Marchi ha fatto una breve analisi critica.

Il past president del Club di cascina, Prof. Giovanni Braca, ha invece tratteggiato la storia del premio dalla sua nascita voluta inizialmente dal pievano di San Casciano don Piero Malvaldi e fatta propria dal serra Club di Cascina nel 1999.

Alla cerimonia di quest’anno hanno partecipato il Governatore del distretto 71, nonché neo eletto Presidente del Serra International Italia, Dr. Enrico Mori, i presidenti e alcuni soci dei Serra Club di Pisa, Lucca, Massa Carrara, Prato, Pontremoli e San Miniato oltre, naturalmente, ai soci del club di Cascina. Ha assistito anche un folto pubblico di cittadini al punto da esaurire la capienza della sala stimata in circa 65 persone.

L’importante riconoscimento è andato quest’anno a mons. Roberto Filippini vescovo di Pescia di cui si ricorda la sua carica di rettore del Seminario diocesano di Pisa e la cui presentazione è stata per questo demandata all’attuale rettore del Seminario don Francesco Bachi.

Il vincitore del premio, mons. Roberto Filippini è nato a Vinci nel 1948 ma praticamente cresciuto a Tirrenia ridente località costiera fra Pisa e Livorno, davanti a quel mare che campeggia in alto al suo stemma episcopale. Dopo gli studi nel Seminario arcivescovile di Pisa e all’Almo Collegio Capranica, ha ottenuto la licenza in teologia e in sacra scrittura presso la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto Biblico.

Ha svolto il suo ministero sacerdotale in varie parrocchie ed infine come cappellano del carcere circondariale Don Bosco di Pisa. Dirigente dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Nicolò Stenone dal 1987 al 1998, ha poi ricoperto la carica di preside dello Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore e, dal 2010, prima della nomina episcopale a Vescovo di Pescia, di nuovo quella di direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Nicolò Stenone. Proprio la sua riconosciuta competenza teologica e di biblista concretizzatasi con la pubblicazione di libri e articoli su riviste specializzate, gli è valsa il conferimento del premio Felici.

E in attinenza a questo riconoscimento, mons. Filippini ha svolto la sua allocuzione in forma di “lectio magistralis“ sui salmi 42 e 43.

Filo conduttore della riflessione biblica è la risposta a quella che mons. Filippini ha individuato come “realtà della crisi di fede”.

Il salmo 42 si articola in due sequenze di sei versetti ciascuna per un totale di 12 versetti. I versetti 6 e 12 sono dei ritornelli che propongono uno stesso interrogativo: <<perché ti rattristi anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio, ancora potrò lodarlo, Lui, salvezza del mio volto e mio Dio. >>  Il salmo 43 si articola, invece, in 5 versetti l’ultimo dei quali ripete testualmente le parole dei versetti 6 e 12 del salmo 42.

Mons. Filippini ha però richiamato ad una errata e non esatta traduzione che, al versetto 4, recita “mentre mi dicono” invece di “mentre dicono”. Nessuno starebbe parlando al salmista! Ciò starebbe a significare che i primi sei versetti del salmo 42 indicano un conflitto tutto interiore al salmista: conflitto fra il credere e il non credere. Ed è una dimensione personale coerente con la dimensione spaziale tratteggiata nel versetto di apertura: <<come la cerva anela ai corsi d’acqua>>. E’ la dimensione spaziale del deserto, di un mondo arido che sembra metaforicamente riflettere la aridità della mancanza di fede. Il versetto 6, ovvero il primo ritornello, esprimerebbe, quindi, la volontà dell’orante di darsi coraggio e di contrastare i suoi dubbi interiori.

E come frutto di questo darsi coraggio nascono ricordi rassicuranti. E cambia il paesaggio: non più il deserto ma <<la terra del Giordano, dell’Ermon fino al monte Misar>>. Cambia anche il contrasto: non più una lotta interiore ma un contrasto esterno con coloro che dileggiano e scherniscono il credente. Il versetto 12, allora, non diventa più il ritornello che esprime una lotta interiore, ma diventa un canto di lotta incalzante con un nemico esterno.

Infine il salmo 43. Qui il dialogo si trasforma in un colloquio con Dio, in una ardente preghiera. Ciò che inizialmente era un lamento, poi una espressione quasi di collera, ora, nel versetto 5 del salmo 43, diventa un appello diretto a Dio. Ora il “perché” (presente per 10 volte nel Salmo), ha una risposta: <<Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, Lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

In conclusione: un Salmo che esprime tre esperienze religiose e, contestualmente, il realismo della Bibbia. Inizialmente un interrogativo angoscioso che è sinonimo di una crisi di fede, poi una fede ritrovata che dà coraggio nella lotta, ed infine una fede salda che anche nelle avversità ha la convinta certezza del trionfo finale di cui rendere lode a Dio: <<ancora potrò lodarlo>>.

Un messaggio, questo, che mons. Filippini ha poi ripreso nella sua omelia durante la Santa Messa che, a conclusione della cerimoni, ha presieduto nella bellissima Pieve romanica di Santa Maria in Cascina concelebrandola col cappellano del Serra Club di Cascina Club don Paolo Paoletti e con il rettore del seminario diocesano di Pisa don Francesco Bachi.

Paolo Chiellini

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