Firenze. Nuovo Rapporto fra cittadini e istituzioni

mar 24th, 2018 | By | Category: Distretti e Club

«Papa Francesco, attraverso l’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, ci infonde lo spirito ed il coraggio necessari per avviare una nuova stagione nel rapporto tra26908005_1770327609697622_5454763557049213403_n cittadini ed istituzioni. Il Santo Padre ci richiama ad una chiara responsabilità progettuale nell’oggi per il domani, la mancata assunzione della quale può perfino essere vista come un peccato di omissione nei confronti della società. Un laicato cristianamente ispirato dovrebbe avvertire una speciale vocazione in questo senso, ricordando che “nessuno mette vino nuovo in otri vecchi” (Luca 5, 37)». Con queste parole Leonardo Bianchi – docente di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Firenze, vicepresidente nazionale di Collegamento Sociale Cristiano – Amici di Supplemento d’anima e referente dei Gruppi di Dottrina Sociale della Chiesa per la Toscana – è intervenuto all’incontro organizzato dal Serra Club Firenze sul tema “Per un nuovo umanesimo in Cristo Gesù nostra Pasqua. Una chiave di lettura pubblicistica alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa”.

Bianchi ha posto l’accento sul bisogno di una riflessione storico-spirituale relativa all’ordinamento costituzionale al fine di «affermare il riconoscimento di una concezione del diritto non come comando che si impone su una platea di destinatari passivi, ma piuttosto come ordinamento di una civiltà. Va ricostituito nella comunità un tessuto connettivo di etica civile e pubblica condivisa per rigenerare un’attività sia imprenditoriale che istituzionale all’altezza di un genuino spirito di servizio al bene comune, centrato sul lavoro. L’articolo 1 della Costituzione esprime il cosiddetto principio lavorista quale fondamento della stessa forma democratica. Ad osservare le trasformazioni nel mondo del lavoro, sembra di trovarsi in presenza di un regresso materiale e spirituale con un aumento delle disuguaglianze sociali».

«Sancire il diritto al lavoro – ha proseguito – esprime un imperativo costituzionale, morale e civile: questo favorisce, giustifica e richiede interventi statali nell’economia per raggiungere la piena occupazione, in un quadro di programmi legislativi e di controllo sull’iniziativa privata, per indirizzarla a fini sociali, come prevede il comma 3 dell’articolo 41 della Costituzione».

Quindi ha sottolineato che è «fondamentale lavorare sul versante dell’etica d’impresa. È essenziale il diritto del lavoratore ad una retribuzione adeguata rispetto alle prestazioni svolte e congrua per vivere un’esistenza dignitosa. La distorsione specifica è legata ad una situazione di disuguaglianza di fatto che legittima ed anzi esige interventi correttivi da parte statale in base al comma 2 dell’articolo 3 della Costituzione. È tutto l’assetto del mondo del lavoro e dell’impresa che va riprofilato in una prospettiva di attuazione della Costituzione economica, una cui parte troppo ampia e significativa è ancora sostanzialmente inattuata, anche per motivi legati ad uno sviluppo delle relazioni industriali essenzialmente impostato su basi conflittuali e ad una sorta di “pensiero unico” che un certo modo di intendere la globalizzazione di fatto impone. Basti pensare agli extraprofitti di certe companies, sovente a detrimento di lavoratori ed utenti, o ai lussuosi stipendi accompagnati da altrettanto lussuose liquidazioni (erogate anche in caso di performance non brillanti) di un certo numero di top manager».

«Urge – ha poi asserito – l’approvazione di una legge diretta alla separazione delle banche commerciali dalle banche di investimenti, distinguendo i gruppi bancari che ora combinano insieme le funzioni delle banche commerciali, delle banche d’affari, il brokeraggio e le assicurazioni. È altresì indispensabile riportare il territorio al centro dell’intervento bancario».

Massimiliano Colelli

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