CARLO ZAPPA, MISSIONARIO SMA IN NIGERIA

apr 7th, 2018 | By | Category: Primo Piano

img12Con gli amici del Serra di Genova Nervi, padre Bruno Semplicio  ha rievocato la figura di un grande testimone del Vangelo: padre Carlo Zappa, missionario in Nigeria per 32 anni

Anche quest’anno, nell’ambito del percorso formativo offerto ai soci, il Serra di Genova Nervi ha  invitato un esponente “di lungo corso” della SMA Società delle Missioni Africane: padre Bruno Semplicio, 82 anni portati benissimo e un ricco  curriculum  missionario.

Dopo l’ordinazione sacerdotale (1961) a Bobbio (PC) e 11 anni trascorsi in diocesi, padre Bruno entra nella SMA e alterna il servizio missionario in Costa d’Avorio (in tutto 13 anni, dedicati specialmente alla formazione spirituale dei seminaristi) a incarichi rilevanti a Roma ove, tra l’altro, viene scelto come postulatore della causa di canonizzazione di padre Melchior de Marion Brésillac, fondatore della SMA. Da due anni è a Genova, ove cura la stesura di testi di spiritualità missionaria.

Con brevi, significativi flash, padre Bruno ha tratteggiato la figura di Carlo Zappa. Un grande missionario che, per ben 32 anni, è stato apostolo del Vangelo in Nigeria. Un primato, in un’epoca in cui la morte colpiva presto i missionari, a causa delle malattie che contraevano in terra africana.

Padre Carlo ha edificato su basi solide la Chiesa di Cristo. Basti pensare che, quando si è spento, in Nigeria, il numero dei cristiani era salito a circa 5.000 (all’inizio del suo lavoro erano 300). E si trattava di cristiani convinti e praticanti. Egli, infatti, curava la qualità dei battezzati, più che la quantità. Il Vicario Generale, mons. Pellet, rimarcò che “In Niger avete un’organizzazione modello che si dovrebbe imitare, e avete dei neofiti degni dei primi cristiani: ho visto, ne sono entusiasta!”.

Il relatore ha poi osservato che, pur essendo stato (dopo padre Borghero), uno dei più importanti missionari SMA, padre Zappa è relativamente poco conosciuto in Italia. In Nigeria, invece, viene ricordato come un pioniere dell’opera di evangelizzazione. Un uomo che si è speso per gli africani, senza curarsi della stanchezza e della malattia che gradualmente riducevano le sue forze. Giusto, quindi, che lo scorso anno la SMA abbia ricordato solennemente il centenario del suo dies natalis.

L’opera dei missionari va inquadrata nel contesto culturale della seconda metà del secolo XIX, quando, parallelamente allo sviluppo del periodo coloniale, vi fu una fioritura di istituti missionari, tra cui la SMA. Dopo 12 anni in India, il fondatore voleva impegnarsi anche nel Benin, Paese ritenuto troppo pericoloso dalla Santa Sede, che gli affidò la Sierra Leone. Ma appena giunti (1859), i missionari vi morirono tutti, compreso mons. De Brésillac, a causa di un’epidemia di febbre gialla. Nel 1861 la SMA riprese l’invio di missionari, che evangelizzarono i Paesi dell’Africa dell’Ovest.

 

In tale contesto, operò padre Zappa che, alla formazione spirituale del sacerdote, univa una vasta preparazione in vari rami del sapere (medicina, astronomia, cartografia, lingue). Potè così attuare sia l’evangelizzazione che la promozione umana. A soli 24 anni, fece la sua scelta radicale a favore degli ultimi, quelli dell’agognata Africa. Giunto in Alto Niger (oggi Nigeria), studia la lingua locale (Ibo). E’ un pastore che vuol conoscere le sue pecore, le loro esigenze.

 

Ben presto si esprime perfettamente in 6 lingue locali, e sa offrire una predicazione incarnata, sempre comprensibile. Ne resta traccia nella produzione di catechismi, libri di preghiere, canti, utili alla comunità per accedere alla fede in lingua locale. E’ una sorta di inculturazione ante litteram[1].

 

Oltre che alla evangelizzazione, si dedica alla formazione di carte geografiche locali, utili per conoscere il territorio e per giungere facilmente ai relativi abitanti. Non a caso, le due principali riviste missionarie francesi “lo annoverano tra coloro che, con i loro lavori sulla geografia dell’Africa, hanno fatto avanzare la conoscenza del continente” (SMA Notizie, n.136/2017, pag. 8).

Grazie alla sua inclinazione per le lingue, riesce a predisporre, con la collaborazione di un catechista, un dizionario in lingua locale, con traduzione in francese.

Padre Carlo organizza e fa funzionare molto bene la sua missione, tanto che, dopo nove anni, viene nominato Prefetto apostolico. Intrattiene buone relazioni umane con i capi locali e costruisce scuole, davvero necessarie per quei popoli, da secoli lasciati alla loro cultura. La presenza SMA inoltre, è un’ottima alternativa alle scuole governative e a quelle dirette da missionari protestanti.

 

Convinto che i giovani debbano imparare pure un mestiere, si fa inviare un missionario laico, che trasformerà i suoi ragazzi in falegnami. Sa ottenere la collaborazione dei catechisti, uomini che, con le loro famiglie, nei villaggi svolgono diversi compiti, insieme ai Padri (recita di preghiere con catecumeni e battezzati, visite alle famiglie, insegnamento del catechismo ai bambini, visite agli ammalati).

 

Memore degli insegnamenti di mons. De Brésillac, è molto attento alla formazione del clero locale, nell’intento di dare continuità all’opera della Chiesa. I missionari, infatti, anche i migliori, sono pur sempre di passaggio. Ed è grazie all’impegno di padre Zappa che, nel 1929, a tre anni dalla sua morte, il successore, mons. Broderick, ordinerà il primo prete nato nei territori affidati alla SMA.    Organizza incontri periodici nella  Prefettura apostolica (Sinodi), nell’intento di trovare, con tutti i missionari, una posizione comune sui vari temi pastorali, in linea con gli insegnamenti della teologia e della morale.

 

Nel 1912 i confratelli, con una petizione ai Superiori, chiedono di elevare al rango di Vicariato la Prefettura di padre Zappa, che così diventerebbe Vescovo. Ma lui, “dopo aver seriamente riflettuto davanti a Dio, senza falsa umiltà, ma nello stesso tempo senza esitazioni”, non ci sta! Non essendo portato “per gli onori e per la dignità che toccano in sorte a un capo di Vicariato”, segnala che, in caso di nomina, rifiuterà e chiederà di andarsene, “nonostante le sofferenze che io possa provarne”.

 

I Superiori, sapendo quanto fosse determinante la sua presenza, accettano la richiesta, proprio per trattenerlo in Nigeria. Cinque anni dopo concluderà la sua vita terrena, lasciando alla Prefettura un’eredità molto ricca: 12 missioni e tante scuole, fondate da lui e curate con tanta dedizione.

[1]Ante litteram, nel senso che, all’epoca, non era stata ancora teorizzata l’inculturazione, cioè la capacità di trasmettere la fede con modalità adatte alla cultura locale, che il missionario deve prima assimilare, per poi innestarvi i suoi valori.

 

Sergio Borrelli

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