“NON SOLO DON NANDO”

ott 6th, 2018 | By | Category: Cultura

In questo libro, di cui è coautore Francesco Baratta, promotore del Serra Club Tigullio, vengono tratteggiate le figure luminose di Olga e Gigetto Negri, sorella e fratello di don Nando, fondatore del Villaggio del Ragazzo.

Presso il teatro Charitas di Chiavari, nel luglio scorso, è stata  presentato il libro che Francesco Baratta e Pierluigi Pezzi hanno dedicato al fratello e alla sorella di don Nando Negri. Gli  autori hanno subito sottolineato che la santità del fondatore del Villaggio non era solo merito di una persona, per quanto speciale. Utilizzando una nota espressione di papa Francesco, potremmo dire che il tipo di santità della porta accanto (Gaudete et Exsultate, cap. I), che si percepiva avvicinando don Nando, aveva salde radici nella sua famiglia, ricca di valori cristiani non comuni.

Nel 2012 Benedetto XVI suggerì agli atei di vivere “come se Dio esistesse”. Ciò avrebbe facilitato l’affermarsi del “valore della vita umana sopra la marea crescente della cultura della morte”. Pensando ai protagonisti del libro, si ha l’impressione, invece, che essi non abbiano avuto bisogno di vivere “come se Dio esistesse”. Una fede salda, alimentata dai Sacramenti (Eucaristia in primis), consentiva loro, infatti, di vivere ogni momento in comunione con Gesù.

Nella bellissima Relazione tenuta, nel 2013, al Convegno diocesano su don Nando e la famiglia Negri,  mons. Mario Rollando osservò, tra l’altro: “E’ Il Signore presente nella realtà umana che lo interpella e lo affascina”. Amante della “solitudine orante”, don Nando sapeva “entrare in profonda comunione col Mistero di Dio e col Mistero dell’uomo” (pagg. 104/106).

Ma veniamo alla cronaca della serata. L’attuale Presidente del Villaggio, prete Rinaldo Rocca, si è chiesto come mai don Nando, che amava donare tutto e non tratteneva nulla per sé, avesse conservato le 38 lettere che il fratello Gigetto scrisse ai familiari nei due anni della  prigionia. In realtà, il motivo di questa eccezione è semplice, e si ritrova riflettendo “sul senso di quegli scritti”.

 

Prete Rinaldo ha rimarcato che don Nando era un prete “continuamente “in uscita”, a favore delle persone più fragili.  La sua santità, tuttavia, non era “un frutto solitario”,  ma “il risultato di una ricchezza familiare”, merito soprattutto della mamma (il padre morì prematuramente), “che ispirava e guidava i tre figli”, tra loro uniti da un legame solidissimo.  Dagli scritti di Gigetto emerge il ritratto di una persona con una fede forte, bella, di rara profondità teologica.

 

Ha vissuto la laicità consacrata in modo superlativo Con felice intuizione, nel Convegno del 2013, mons. Mario delineò una singolare somiglianza tra la casa di Lazzaro, Marta e Maria e la casa dell’amicizia della famiglia Negri. Una sorta di moderna casa Betania (cfr. Appendice).

Da parte sua, Baratta ha ricordato di come sia stato colpito, nel primo incontro con don Nando, dall’umiltà, dallo sguardo penetrante, avvincente e convincente di quel prete, che spendeva la sua vita per una missione richiesta dall’Alto. Fu subito amicizia grande: si parlò del progetto Salviamo il fanciullo, voluto da Pio XII, la cui attuazione il Vescovo Marchesani aveva affidato a don Nando.

 

Con illuminata intelligenza e zelo pastorale, don Nando, scopre che la sua vocazione lo guida proprio verso i giovani che rischiano di perdersi. E ai quali offre un percorso di crescita umana e cristiana, con l’insegnamento di un mestiere, una specializzazione, quasi sempre decisivi per trovare un lavoro. Quando Baratta viene scelto, dal Vescovo Tanasini, come postulatore della causa di beatificazione, non può non trepidare, ma è lieto di ripercorrere il cammino di santità di don Nando.

 

Pure Olga e Gigetto erano persone speciali. Il loro cammino spirituale, svolto in prossimità con il Villaggio, ha  alimentato la grande carità di don Nando. Olga, pur nella grave malattia che l’ha tormentata per  anni, ha donato amore e sapienza ai suoi studenti. Una sofferenza che sentiva come la sua vocazione, da abbracciare con lo sguardo verso la Croce. Pur non avendo scelto il chiostro, tra Olga e le claustrali di Ghiffa (Lago Maggiore), si era instaurata una comunione “quasi sorgiva”.

 

Per i due fratelli maschi, diceva Gigetto, Olga era una luce. Nel giorno in cui ricevette la prima Comunione, chiese la grazia di fare sempre la volontà del Padre. Entusiasta delle bellezze dell’arte e del paesaggio, coglieva in esse (e comunicava) il riflesso della bellezza di Dio. Pensava da tempo, con gioia filiale, all’incontro con il Padre, che avvenne il 23.1.1985. Ma, duramente provata dalla lunga malattia, riconobbe di non aver immaginato che la strada sarebbe stata così difficile.  .

 

Gigetto, docente di Lettere al Liceo Scientifico, si distingueva, per grande cultura, fede profonda e fine spiritualità. Quando i costi di un’opera erano insostenibili, Gigetto concludeva che don Nando avrebbe suggerito come pregare la Provvidenza … Altra perla rivelata da Francesco: don Nando ha lasciato un biglietto con il quale ringraziava il Signore per il dono di un fratello e una sorella così santi e che, con il passare degli anni, apprezzava e venerava sempre più.

 

Anche Pierluigi Pezzi ha osservato che la santità di don Nando non è riconducibile solo ai suoi grandi meriti personali, ma è nata in un contesto familiare profondamente cristiano. Ha compiuto il suo cammino insieme alla mamma, ai fratelli, a don Marinetti (parroco di Rupinaro, che donava ai poveri quel che era suo), all’insegnante rosminiano don Cafferata, al vescovo Marchesani, ecc.

 

Altre tappe e personaggi della testimonianza di don Nando sono le suore Gianelline, don Oneto, immobilizzato su una sedia a rotelle, ma con una spiritualità vivissima. Un altro malato, Marietto Sbarbori, “gioioso testimone della dimensione salvifica della sofferenza” (pag. 14), le suore Clarisse di Chiavari, grandi donatori come Costa Zenoglio, Chiarella, Acquarone e tanti  “piccoli donatori”. Infine, le oltre 300 “Lampade Ardenti”,  impegnate nell’adorazione eucaristica notturna.

Le lettere di Gigetto dalla prigionia, evidenziano 4 grandi valori: l’attesa (di un incontro, del ritorno a casa); la preghiera (in piena reciprocità: io prego per voi, voi pregate per me); la coerenza (di vita); la centralità dell’adorazione eucaristica che “è un ricevere per dare”. Alcune date hanno segnato la vita familiare, come l’ordinazione sacerdotale di don Nando (22.4.1945), di cui Gigetto ha notizia, con grande commozione, dopo tre mesi, da una cartolina di un’amica di famiglia. Da leggere, infine, gli scritti dell’età matura, quando la preghiera si fa intimo colloquio con Dio.

 

Infine, Pezzi ha sottolineato la vocazione di insegnante, di squisita ispirazione cristiana, di Olga. Era esigente, quasi austera, ma, per gli studenti non credenti, le sue qualità, come la capacità di spiegare con entusiasmo gli autori (specie il Manzoni) la rendevano un’insegnante credibile. Non criticava mai il prossimo e ciò, diceva mons. Daniele Ferrari,  è sigillo di perfezione.

Sergio Borrelli

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